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disegni: Manuel Malesani

 

NOTE COMUNICANTI

 

Progetto sperimentale per l’educazione alla convivenza

attraverso laboratori di scrittura teatrale e musicale

nella scuola secondaria di primo grado

 

Con il contributo dell’Assessorato regionale alle Politiche Sociali, Volontariato e Non Profit, le associazioni Orchestra Giovanile Veronese, Teatro dei Vaganti, Terra dei Popoli (mediatori e mediatrici culturali), in collaborazione con l’Istituto Comprensivo 18 del Comune di Verona avviano nel gennaio 2010 un progetto educativo sperimentale denominato NOTE COMUNICANTI.

La musica è la chiave di ingresso al progetto, ideato affinché le diverse forme espressive (musica, arte, gioco, teatro) possano interagire ed educare. Il progetto stesso assomiglia a un’opera musicale: nasce e si sviluppa grazie al prezioso apporto dei ragazzi coinvolti e a quello degli insegnanti, musicisti, mediatori culturali, artisti, tutti convinti che le differenze arricchiscono e non dividono. 

Il progetto pilota viene promosso in un bacino di utenza scolastica dov’è forte la presenza di allievi di provenienza migrante e/o appartenenti a fasce sociali deboli, che richiedano forti stimoli culturali e di credibili motivazioni all’attività scolastica. Ai fini del futuro potenziamento  dell’esperienza, i risultati finali verranno condivisi con altri istituti scolastici del Comune di Verona che presentino le medesime caratteristiche.

L’Istituto Comprensivo individuato per l’avviamento del progetto sperimentale è il secondo a Verona per la percentuale di alunni senza cittadinanza italiana (32,3%). Il progetto viene dunque inizialmente avviato nella scuola secondaria di primo grado “Duca d’Aosta”, coinvolgendo 3 insegnanti, 4 esperti di teatro e musica, 2 collaboratori e 3 mediatori culturali.  Il progetto parte nell’attuale unica classe I, composta da 25 ragazzi, dei quali solo 8 nati in Italia da genitori italiani; 17 di origine migrante, dei quali 8 nati in Italia, gli altri 9 nati in altri paesi: 2 in Moldavia, 2 in Marocco, 1 in Brasile, 1 nello Sri Lanka, 1 in Pakistan, 1 in Romania, 1 in Cina. Oltre a questi paesi, gli altri paesi rappresentati sono la Nigeria,  la ex-Yugoslavia, il Ghana, la Repubblica Dominicana. Gli italiani sono prevalentemente veronesi, uno di origini partenopee.

Lo svolgimento prevede laboratori linguistici, musicali e corporei; gli ingredienti fondamentali sono l’incontro fra una pluralità di linguaggi, il contributo culturale di ciascun alunno e il coinvolgimento emotivo e affettivo degli allievi, enucleato attraverso la narrazione, l’elaborazione personale, l’improvvisazione teatrale, musicale e ritmica, il canto e il metodo corale. Il progetto mira a un’integrazione vera, non coercitiva; grazie al lavoro comune nel teatro musicale si opera inoltre efficacemente una prevenzione al disagio giovanile, perché i ragazzi riconoscano la valenza delle diverse culture e la possibilità di integrarle armoniosamente.

L’iniziativa vede confluire il lavoro dei docenti e l’esperienza dell’OGV nell’educazione musicale; la competenza del Teatro dei Vaganti nell’ambito del teatro etico per l’infanzia e l’adolescenza e in quello del laboratorio teatrale nella scuola; il lavoro della mediazione culturale dell’associazione Terra dei Popoli nella condivisione delle esperienze dei ragazzi. Vengono ad essi forniti gli strumenti per stimolare la loro creatività, incentivare il loro desiderio di cultura, farli guardare verso il mondo circostante in modo positivamente critico, perché diventino consapevoli del ruolo che essi vi svolgono, e accrescano contemporaneamente la fiducia nelle proprie potenzialità.

Il lavoro, nel suo complesso, è l’espressione di una sovrapposizione di interventi, i quali hanno come nucleo creatore ed esecutore il gruppo dei ragazzi coinvolti nel progetto. In altre parole, l’iniziativa guida i ragazzi in tutti i passi che vanno dall’invenzione letteraria fino all’interpretazione teatrale e musicale, passando per la scrittura e la riduzione a libretto musicale, all’invenzione o elaborazione delle cellule musicali e alla capacità di eseguirle con il canto e l’uso di strumenti ritmici o semplici strumenti musicali.

Alcuni incontri preventivi si svolgono con gli insegnanti, per informarli della valenza e del metodo con cui si intende svolgere il progetto. Lo scopo è di stimolare la sensibilità degli insegnanti verso questo tipo di approccio educativo alla convivenza nella diversità, e di aumentarne la competenza ai fini della moltiplicazione ed esportazione del progetto.

Dopo tre mesi di incontri preparatori, i laboratori partono nell’aprile 2010, con esercizi motori, vocali, ritmici, di ascolto e interpretativi. Lo scopo è, prima di tutto, quello di vincere la rigidità dei ragazzi, gli attriti fra di loro, l’incapacità di muoversi, di ascoltarsi e di rapportarsi con serenità.

Il laboratorio narrativo e di scrittura affronta il tema del VIAGGIO. L’intento è anche quello di farsi raccontare dai ragazzi un viaggio importante per la loro vita, il loro o quello dei loro familiari.

Durante le ore di normale lezione e nel corso dei laboratori, insegnanti ed esperti forniscono ai ragazzi gli strumenti per stimolare la loro creatività, incentivare il loro desiderio di cultura, farli guardare verso il mondo circostante in modo positivamente critico, perché diventino consapevoli del ruolo che essi vi svolgono, e accrescano contemporaneamente la fiducia nelle proprie potenzialità. Si procede con la raccolta di testi da loro scritti e, nel contempo, di melodie familiari da loro proposte (filastrocche, ninne-nanne).

E’ una sfida lavorare in gruppo, perché la classe è in movimento, così come lo è la società italiana ed europea, caratterizzata inoltre da un forte individualismo. Ma se un attore è individualista lo spettacolo non funziona. Dunque i ragazzi vengono condotti insieme a fare lo spettacolo e a difenderlo perché è loro.

E’ pur vero che i ragazzi non hanno esperienza di studio musicale, ma la musica, come il teatro, è un ambito con dei binari, che i ragazzi pian piano si adattano a seguire. Da loro vengono ispirazioni musicali e fonetiche, che fanno risaltare la molteplicità delle lingue e delle tradizioni culturali.

Il progetto prosegue, dopo le vacanze estive, nella classe II: i ragazzi sono cambiati; alcuni se ne sono andati, altri sono arrivati. Ora sono 21, e scelgono di far parte del gruppo teatrale o di quello musicale. Si accorgono poco a poco che il loro lavoro non è andato perduto, ma, opportunamente raccolto ed elaborato, è andato a comporre il canovaccio dello spettacolo UNA VALIGIA PIENA DI STELLE. I testi di scrittura autobiografica, le canzoni popolari e le filastrocche attinte alla cultura familiare, i disegni e le immagini, gli esercizi di motricità nello spazio: tutto confluisce in un’ora di recita e canto, ritmo e movimento, durante la quale i compagni di classe intuiscono di essere tutti protagonisti nella magia del teatro.

Il progetto si conclude il 23 febbraio 2011 con uno spettacolo mattutino rivolto agli alunni e agli insegnanti dell’IC18.

All’interno del progetto Nella mia città nessuno è straniero! , proposto al CSV dall’omonimo cartello di associazioni veronesi, si ripropone lo spettacolo in un contesto più ampio, Martedì 22 Marzo 2011 alle 20:30 presso il Teatro Stimate, nell’ambito di una serie di iniziative cittadine che ruotano attorno alla giornata del 21 Marzo (dichiarata dall’Assemblea delle Nazioni Unite “Giornata mondiale contro qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione”).

Presentando il lavoro alla cittadinanza si intende veicolare il messaggio alla base del progetto e incentivare nelle scuole il ricorso ad una “buona pratica” della quale lo spettacolo è soltanto uno dei risultati attesi.

Nello spettacolo rivolto alla città, infatti, i ragazzi attori e musicisti condividono la propria esperienza culturale con gli spettatori (ragazzi, genitori, docenti di altre scuole); lo scopo è la sensibilizzazione sulle potenzialità della mediazione culturale nell’attività educativa, letteraria, musicale e artistica, l’incremento di esperienza e competenza didattica da parte dei docenti, il coinvolgimento delle famiglie di origine italiana e straniera nella trasmissione culturale orale, ancor più  arricchente perché condivisa.

Al di là dell’efficacia dello spettacolo vero e proprio, resta illuminante la valutazione che gli stessi ragazzi hanno dato del progetto:

 

“All’inizio ci vergognavamo, ci sembrava di dover fare

delle cose da bambini piccoli.

Poi però, durante lo svolgimento, abbiamo cambiato opinione,

perché lo spettacolo l’abbiamo scritto noi.

Ci siamo accorti che riuscivamo a rispettarci,                                             

ad ascoltarci facendo silenzio.

Abbiamo imparato l’importanza di conoscere altre culture.

Abbiamo saputo impegnarci, trasmettere qualcosa                                      

e ci siamo sentiti capaci di fare.

Siamo diventati più gruppo, più amici, più classe.

Non una classe di serie B.”

 

- Scarica il progetto integrale -      

 

 

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